Nuovo articolo su Il Manifesto
- Daniele Parisi
- 17 feb 2025
- Tempo di lettura: 1 min
A Volte Maria, a volte la pioggia
Nel tempo frantumato, piccole storie di ordinario disagio

A teatro Si intitola "A volte Maria, a volte la pioggia" lo spettacolo di Daniele Parisi
ROMA
Solo sulla scena un uomo si racconta, in una sorta di flash back casuale e disordinato. La piccola storia di ordinario disagio, composta da Daniele Parisi con A volte Maria, a volte la pioggia, approdata al Teatro del Lido per un solo giorno.
Nel tempo frantumato dell’azione l’attore-autore-regista romano giustappone le tessere di un’esistenza melanconica e disincantata, tenera e indisponente per la sua ostentata e grottesca incapacità di cambiarla. Come un flusso di coscienza innescato da uno schianto – reale, immaginato, forse desiderato – in una nottata di pioggia, mentre rientra in città da una visita a un amico.
Due fari tondi campeggiano a sinistra, e si accendono per evocare l’automobile i cui sedili sono l’unica sedia che il narratore sposta dal centro della scena, dividendola così in tre luoghi deputati al racconto.
Il ritmo del parlato/movimento che Parisi si costruisce addosso è serrato, a volte spasmodico con l’utilizzo del looper, che reitera frammenti di parole e ne esalta il suono e la coralità del testo. Gioca con la sua estensione vocale, l’attore, e lascia comparire i personaggi che affollano la mente del protagonista, mentre disegna il quadro inevitabilmente tragicomico del suo immobilismo.
Nel gran daffare scenico, specchio di un tumulto interiore, si snodano le faticose relazioni amicali, familiari e con l’apatica Maria. Ma non trova gli strumenti per opporsi a questo andazzo, il suo è il malessere di una generazione, quella dei millennial.







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